La sindrome dell’ovaio policistico è uno dei più comuni disordini endocrini nelle donne in età riproduttiva. È caratterizzata da disfunzioni ovulatorie, iperandrogenismo e presenza all’ecografia di ovaie con aspetto policistico. Può avere ripercussioni sia sull’aspetto riproduttivo sia su quello metabolico.

Quali sono le cause della sindrome dell’ovaio policistico?

Le cause non sono ancora chiare, probabilmente ha un’origine multifattoriale e si ritiene che la suscettibilità individuale sia determinata da multipli fattori di rischio sia genetici che ambientali.

Quali sono i sintomi della sindrome dell’ovaio policistico?

Le donne con sindrome dell’ovaio policistico possono presentare irregolarità del ciclo mestruale (intervallo tra una mestruazione e l’altra di più di 35 giorni, meno di 10 cicli mestruali all’anno, con infertilità nel 40% dei casi), segni di iperandrogenismo (elevati livelli di androgeni nel sangue e conseguente crescita eccessiva di peli, acne, alopecia) e segni di insulino-resistenza con conseguente difficoltà a perdere peso.

I sintomi possono comparire subito dopo il menarca (la prima mestruazione) oppure svilupparsi nel corso degli anni.

Il quadro clinico può presentarsi in maniera differente, ma in ogni caso peggiora in presenza di obesità.

 

Diagnosi

La diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico viene fatta in presenza di 2 dei 3 seguenti criteri: disfunzioni ovulatorie, iperandrogenismo (sia sulla base dei dati clinici che sulla base dei dati di laboratorio), ovaie policistiche all’ecografia pelvica.

Utile quindi:
– Visita ginecologica nel corso della quale indagare all’anamnesi sulle caratteristiche del ciclo mestruale e sulla storia riproduttiva e all’esame obiettivo valutare eventuali segni di iperandrogenismo.
– Ecografia transvaginale per visualizzare l’aspetto delle ovaie e le loro dimensioni.
– Dosaggi ormonali, eseguiti mediante un prelievo di sangue, per valutare con dati di laboratorio il livello degli androgeni nel sangue.

Quanto più è precoce la diagnosi, tanto prima è possibile intervenire per evitare le conseguenze a lungo termine (iperplasia endometriale, tumore dell’endometrio, ipertensione, iperlipidemia, insulino-resistenza, diabete mellito di tipo II, coronaropatia).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment